10 marzo 2017

Alternanza Scuola-Lavoro in Skill: il Project Work di Stefano

Skill, in collaborazione con il Liceo Internazionale per l’Impresa Guido Carli, ha ospitato per una settimana uno studente di 4a, Stefano Falchi, in merito del progetto di Alternanza Scuola-Lavoro.

La “missione” affidata a Stefano è stata la realizzazione di un project work dedicato ai Millennials: di seguito trovate l’articolo, da lui redatto, sull’esperienza in Skill, con focus sulla tematica analizzata!

La scuola del lavoro

A cura di Stefano Falchi

Il mio nome è Stefano Falchi, sono uno studente quasi diciottenne del Liceo Internazionale per l’Impresa Guido Carli; frequento la quarta classe dell’indirizzo socio-economico.

Grazie alla mia esperienza in Skill Risorse Umane, mi sono immerso in un mondo molto diverso dal mio solito: i fenomeni economici e sociali su cui ho effettuato delle ricerche, sia qualitative che quantitative, mi hanno permesso di ampliare il mio bagaglio culturale e di migliorare i miei metodi di ricerca.

Il mio project work ha come soggetto/oggetto i cosiddetti “millennials”, ossia quella parte di popolazione nata tra il 1980 e il 2000; gli ambiti di ricerca sono l’occupazione il grado di scolarizzazione rapportato al lavoro ottenuto, e gli obiettivi che questa generazione si prefigge scontrandosi con la realtà di un mondo che corre e che non li aspetta.

Per quanto concerne l’esperienza, Skill mi ha aiutato ad utilizzare le giuste informazioni, visto che la mia forma mentis, formatasi nel corso degli anni trascorsi al Liceo, deviava leggermente da quella necessaria per affrontare al meglio il topic, che richiedeva analisi anche qualitative, essendo abituato ad analizzare un campione quantitativamente.

Skill Risorse Umane, infatti, si occupa di tre grandi macro aree: selezione personale, consulenza aziendale e formazione; conoscendo meglio queste, mi è stato possibile comprendere in modo approfondito i metodi di ricerca applicabili al mio studio, sfruttando al massimo le mie conoscenze.

Le finalità del progetto sono state indirizzate all’analisi della situazione occupazionale del campione, mettendo in luce il perché di tale condizione, dei i desideri che questa generazione serba per il futuro e, infine, al capire come attrarla in azienda, ottimizzando le sue capacità.

 

 

Il quadro che è emerso per quanto concerne l’Italia è senz’altro poco incoraggiante, visto i trend inferiori in molti ambiti rispetto alle medie europee, costellato com’è di difficoltà economiche e culturali. È emerso però che nonostante ciò che si potrebbe pensare, data la situazione in cui si trovano,  i millennials non pensano solo al denaro, alla carriera o ai privilegi, bensì accettano anche stipendi più bassi pur di lavorare in settori socialmente utili; inoltre, sembra che non ci siano particolari differenze, sul luogo di lavoro, con i colleghi più anziani dal punto di vista motivazionale e di fiducia nel futuro. Questo pare contrastare con la visione del mondo globalizzato di Baumann, che vede spazio solo per il consumo e per l’incertezza.

L’impegno per il sociale, la voglia di formarsi e di studiare di quella che è già la generazione più preparata mai vista sinora, sono sintomi di fiducia in una buona occupazione in futuro. Ed è proprio qui, probabilmente, che le aziende devono operare: attrarre i giovani, formandoli ed investendo su di loro, mettendoli al centro di un progetto.